Recensioni
Gazzetta del Sud
9 novembre 2003

LIBRO IN VERNACOLO DI MARTINO TAVIANO

Ti ricordi Sant`Angelo di Brolo?

Nuccio Anselmo


"Cc`era na vota Sant`Anciulu"... e ora non c`è più. Ecco l`esilio poetico di Martino Taviano di Frangioglio, che ha consegnato alle stampe un volume per i tipi della Edas raccontando in vernacolo il suo meraviglioso mondo antico legato al paese natìo, S. Angelo di Brolo, centro collinare tirrenico, come si dice in questi casi, che pian piano come tutti i paesi s`è svuotato di anime, lasciando dietro i vetri appannati pochi occhi a guardare le strade. Sono poesie, le sue, tutte pervase da quel languore quotidiano di chi è costretto a sopportare la città "incivile" come una camicia stretta e non sa come risolvere la sua condizione di "esule", finendo giocoforza per accettarla solo con il conforto dei versi. Ex funzionario di banca, nato a Sant`Angelo di Brolo nel `43, Taviano di Frangioglio potè godere di quelle strade all`epoca poco asfaltate fino al `56, poi si consumò il distacco, amaro senza fine. Il volume che ci consegna reca una prefazione di Nicola Fazio, che da "grande" ha scelto di fare il magistrato, ricordato dall`autore in una poesia ("Colitta Faziu") come predestinato alla toga (" ... ggià si vidia a ddriggiri `n` inchiesta... "), e un prezioso commento del poeta Giuseppe Salvadore, già vincitore del concorso di poesia in vernacolo "Vann`Antò". Il tratto caratteristico della poesia di Taviano, come lui stesso spiega, è il "raddoppio consonantico e, in alcuni casi, la doppia accentazione, intese ad una più realistica pronunzia popolare". Nelle sue trentaquattro "stazioni" per raccontare Sant`Angelo è compendiato un mondo intero, lo specchio di un tipo di società "agraria e borghese" che oggi non esiste più. Ci sono i primi amori, la vita di campagna, gli scherzi, le grandi saghe familiari, il circolo dei nobili, il giornale letto con il bastone di legno, il saluto con la riverenza, le credenze di paese, il sapore del pane fatto in casa, la morte della baronessa, le vecchie zie, gli affetti familiari. Un abbecedario di situazioni e personaggi tratteggiati con grande "folgorazione", lampeggiati tra versi che solo a prima vista possono sembrare ridanciani, e che sono invece pervasi da una sottile ragnatela di malinconia. C`è per esempio il ricordo del barone Lucio Piccolo "che in bicicletta ma con l`autista dietro, andava a rifugiarsi nella Torre delle Ciaule per scrivere in pace". Oppure la "grande novità del cinema, con il suo pubblico variegato che, parteggiando per il "buono", grida al "cattivo": curnutu, jetta sangu". Qualche foto sparsa qua e la, un breve glossario e una carrellata di personaggi illustri, completano il quadro poetico di Martino Taviano. Un quadro non solo fatto di humor ma anche di sentimento. Se questo mondo di Sant`Angelo rischiava di perdersi solo nel ricordo di pochi, adesso questi versi lo consegnano per sempre alla parola scritta.