Recensioni
Gazzetta del Sud
17 febbraio 2006

"Io lui e... Colapesce" di Alessandro Tumino
La realtà trasfigurata dallo Stretto dei miti

Francesco Bonardelli


Acogliere il nesso tra immaginazione visionaria e realismo descrittivo, nella prima prova narrativa di Alessandro Tumino, si rischia di limitare la dimensione altrimenti elastica della sottile e sfiorata dialettica tra la vita e il sogno; ovvero tra il dinamico procedere dell`esistere e la sua trasfigurata proiezione sui quotidiani contesti della gioia e della sofferenza. Identificata la prima nella natura, e nel suo eterno ammonimento collettivo sui valori inestimabili dell`equilibrio e della bellezza; la seconda nei vissuti problematici dell`umana vicenda, colta nell`attimo lunghissimo dell`incertezza sul domani possibile.
Attraverso le suggestioni, le idee e le impressioni dei tre reali - anche se pirandellianamente occultati - protagonisti del dialogo: "Io, lui e... Colapesce", come ulteriore prezioso anello ai quaderni del Pagnocco, collana di testi e parole diretta da Giuseppe Cavarra e Felice Irrera, illustrata da Piero Sèrboli e distribuita dalla Edas.
Un racconto breve, allora, quello dell`esordio di Tumino; quasi una scelta di scrittura, per accedere in punta di piedi a un contesto letterario non necessariamente altro rispetto a quello giornalistico, quotidianamente frequentato dall`autore nelle colonne della cronaca messinese di questa testata. Ma una narrazione ricca assai di rimandi e connessioni, dalla densa espressività della pagina approdati ai lidi frastagliati di una problematica attualità.
Contemporanea come il mito immortale; dunque senza spazio, epoche, o tangibili e parziali realtà. Con il segno, piuttosto, di una indelebile e irrisolta conflittualità: che il dialogo esalta, nell`eterna sua ansia di completezza nel confronto tra le immancabili diversità. Sfiorate, in liriche descrizioni dei caratteri, come cenni di personalità interiori. Di Matteo Cocuzza, lucido e per questo dubbioso, nella dialettica sua intensa con i luoghi o i paesaggi di una interiorità assorbita dal sito; di Achab, l`alter ego da sempre dubbioso e per questo lucido nella sua ricerca improbabile di una certezza che dalla natura possa transitare, senza intermediari, all`essere. E di Colapesce nostro, che improvviso e maestoso emerge dalle acque per connettere il passato e il presente al futuro; lui consapevole, perch? non più prigioniero dell`umana condizione, dei fatti oltre le apparenze, e della realtà oltre l`immaginazione.
Così che i temi, caratterizzanti il divenire, possono anch`essi trasfigurarsi in una visione incantata ma omogenea, concreta, obiettiva dei contenuti. C`è la città, che dallo sfondo del racconto improvvisa rivendica il primo piano; tra le ansie, i problemi, le malcelate aspirazioni. A diventare protagonista; a liberarsi dal peso ancora tangibile delle distruzioni patite; a rapportarsi con l`avvenire suo, mai più agli altri affidato, e dagli altri quindi pregiudicato.
Allora il ponte, la nuova vivibilità urbana, la messinesità identificata nel calcio: letterariamente - ed è questo il segno della riuscita operazione di Tumino - sospesi nella perenne approssimazione al giudizio, tra i confini sempre sfumati di scienza e fantasia, realtà e poesia.
Quella dei padri, che dallo Stretto è passata e nello Stretto ha celato il senso, del suo messaggio: che al momento giusto emerge, per richiamare i significati alle parole, e i contenuti alle forme. Per resistere alla tentazione diffusa del banale, e del dialogo rivendicare così la funzione prima del confronto, nella misura mai colma del reciproco completarsi.
Ciò che avviene, tra Matteo e Achab. E tra loro e Colapesce, novello custode giammai di palesi evidenze ma di recondite incertezze; lui che il mare da sotto ha visto scorrere sulla povera vicenda dell`uomo. Uomo anch`egli, partecipe dell`ansia di conoscenza d`ogni suo simile: e senza tempo, senza epoche, senza età. Ma con l`unico consapevole approdo all`interiore sofferenza del dubbio, come tramite al "cammino impossibile verso la verità".