Recensioni
Gazzetta del Sud
6 agosto 2004

LA NUOVA FATICA DI FRANZ RICCOBONO

Una raccolta di fotografie che offrono dati tutt`altro che congelati e fossilizzati
Mezzo secolo di vita messinese

Giuseppe Cavarra


A d una fotografia la credibilità non deriva dal suo essere d`autore o anonima. Conta di più la possibilità che essa ha di stabilire una relazione tra realtà e rappresentazione, la sua capacità di entrare in quel gioco sottile di indagine dove, in quanto documento, può conservare una briciola della storia che la parola non sempre fa rivivere nella sua integralità. Ne è prova Immagini di Messina (Edizioni Edas, Messina 2004), l`ultima fatica di Franz Riccobono: una mappa della produzione fotografica messinese dal 1857, anno in cui Victor Ain? ci dava la prima immagine di Messina in fotografia, al 1908, l`anno del "grande disastro". Mezzo secolo di vita cittadina, di cui circa centosettanta fotografie offrono dati tutt`altro che congelati o fossilizzati. Maurice Merleau-Ponty avverte. "? vero che il mondo è ciò che noi vediamo, ed è altresì vero che dobbiamo imparare a vederlo". Una fotografia, "letta" come va letta, può insegnarci a guardare il mondo con occhi diversi: riaccendendo un interesse, facendo ordine nella memoria, mettendoci al sicuro dalla fallacia e dall`inganno. Franz Riccobono, che è un esperto collezionista di stampe antiche, fotografie storiche e oggetti d`arte, sa bene che il nostro è un tempo in cui sempre più insistente si fa la richiesta di immagini che rafforzino e allarghino il campo di osservazione. Sempre in prima linea tra coloro che a Messina si adoperano per la salvaguardia del patrimonio storico e artistico cittadino, non si stanca di segnalare urgenze e denunciare situazioni di gravissimo degrado nel patrimonio storico-archeologico del comprensorio. Purtroppo non sempre viene ascoltato. Prova del suo interesse per le "cose messinesi", sostenuto dall`osservazione diretta dei fenomeni e dal dispiegamento di una sensibilità che orienta verso l`immagine, sono i sei titoli da lui firmati nella collana "Messina e la sua storia" delle Edizioni Edas del dott. Antonino Sfameni. Opere sostenute da quello che può essere considerato il tratto portante del suo empirismo critico: l`osservazione diretta del fenomeno studiato. Ciò che in altri è marginale, in Riccobono diventa essenziale. Gli altri si muovono poco sostenuti dalla convinzione che "fare cultura" deve significare scavare nel patrimonio culturale di un popolo, cucire territorio e simboli, spezzare gli argini della ghettizzazione del sapere, operare senza farsi tentare da selezioni a priori di fatti e/o documenti culturali. Lui non guarda l`immaginario con diffidenza e, soprattutto, non ha paura del presente, come accade a quanti, poco preoccupati del molteplice, si tengono lontani dal tracciare percorsi che attestino modelli di vita calati in una società come la nostra sempre più complessa e interculturale. In ogni fatto che esamina Riccobono cerca il ritmo del divenire: prende dal passato quanto gli occorre, lo colloca nella "longue dur?e", lo interpreta, lo spiega, lo finalizza, tenendosi quanto più può lontano dalle operazioni che si formano in un modo e finiscono per esplicarsi in un altro modo. Ciò gli consente di non slittare verso il piano immediatamente informativo e di andare al di là del bozzettismo aneddotico che lascia in ogni caso il tempo che trova. Insomma, quanto negli altri è malcelato "amore per il luogo natìo" in lui diventa attivazione di un processo finalizzato alla produzione di una cultura che prima di ogni altra cosa sia per il gruppo umano osservato un modo di farsi sempre più se stesso rapportandosi agli altri.
Immagini di Messina è anche una ricerca delle ragioni per cui un "bene culturale" sbiadisce fino a spegnersi. Un modo, se vogliamo, di (ri)scrivere la storia utilizzando immagini che assolvono l`ufficio di recuperare frammenti di quel ricco mosaico che è la storia di una città. Una prova, se ce ne fosse bisogno, che la fotografia ha una propria vis assoluta. Introdotta in un testo, non solo lo arricchisce, ma enuclea situazioni che rimandano a espressioni di vita delle quali l`immagine diventa chiave di lettura autonoma. Ogni attività di ricerca va sostenuto da una metodologia in cui nessun criterio limitativo può essere chiamato riduttivamente in causa. Nell`opera di Riccobono questo diventa pratica di studio che attinge al patrimonio documentario del luogo senza risolversi in esaltazione campanilistica. Il problema rimane quello dell`uso che della fotografia bisogna fare nella ricerca: non qualcosa che appiattisca la realtà, ma la piattaforma dalla quale deve muovere qualsiasi discorso che abbia come argomento la difesa dell`identità di un gruppo. Se vogliamo che le radici contino sempre più e che i procedimenti all`interno della ricerca storica non precipitino nell`informe, dobbiamo richiamare alla memoria quanto ci dice L?vi-Strauss: "L`occhio non fotografa semplicemente gli oggetti: ne codifica i caratteri distintivi che non consistono nelle qualità sensibili che noi attribuiamo alle cose che ci circondano, ma in un insieme di rapporti". Ciò possiamo ottenere se assegniamo alla fotografia il compito di materializzare in un`icona un segmento, anche minimo, della realtà in cui siamo immersi. In una fotografia conta poco che essa sia recente o appartenga a un lontano passato. In ogni caso essa testimonia un processo in cui la manomissione è impossibile. Così la fotografia si erge a difesa della specificità della comunità alla quale essa appartiene: un modo di dare al binomio passato/presente un "valore" se il nostro ruolo dev`essere quello di "vivere per il presente, non per i predecessori o per i posteri". (C. Lasch). Immagini di Messina sollecita problemi ai quali bisogna dare una risposta. Primo fra tutti questo: perch? non fare una mostra permanente di tutto il materiale fotografico esistente nella nostra città? In materia di conservazione e tutela dei beni ambientali sarebbe un fatto di enorme portata. Le fotografie sono un patrimonio che appartiene "stricto sensu" alla città, in senso lato all`umanità. Una volta tanto facciamo in modo che il pubblico prevalga sul privato. In un momento in cui la nostra città ha tanto bisogno di tradizione, un "Archivio della fotografia storica messinese" potrebbe svolgere un ruolo ben preciso in funzione identitaria.