Recensioni
Gazzetta del Sud
18 gennaio 2004

GRINZANE CAVOUR

"Terra, acqua, mito", un volume di Paolo Piccione, Franz Riccobono, Anna Giordano e Mimmo Irrera
Capo Peloro, un racconto per immagini
Le lagune di Ganzirri e Faro e il bisogno di preservarne la bellezza

Marcello Mento


Scrive Claude L?vi-Strauss che "nel momento in cui l`uomo non ha più conosciuto limiti al suo potere, si è messo a distruggere se stesso". Quest`amara riflessione ci è venuta in mente sfogliando l`interessante e suggestivo volume "Terra, acqua, mito. Capo Peloro, le lagune di Ganzirri e Faro" edito da Edas (pp. 153, euro 20,00) e realizzato da Paolo Piccione, Franz Riccobono, Anna Giordano e il fotografo Mimmo Irrera. Sono proprio le bellissime immagini di Irrera e i sapienti contributi di Riccobono e di Anna Giordano, preceduti dalla sagace introduzione di Paolo Piccione, ad aver richiamato, per la legge del contrario, le parole di L?vi-Strauss, perch? fa rabbia che si è unanimemente d`accordo nel descrivere e riconoscere che Faro e Ganzirri sono luoghi bellissimi ed unici e nel contempo si fa di tutto per stravolgerli sovrappopolandoli e sommergendoli di colate di cemento ed asfalto, negando nei fatti quella magia e quella bellezza che ci avevano portati fin là. Possibile, viene da chiedersi, non si riesca a pensare ad un modo diverso di vivere e godere la bellezza di ciò che ci circonda senza - come in preda ad un istinto insopprimibile - farli scomparire ed affidarne il ricordo a libri come questo di cui stiamo parlando? Possibile non esista una terza via tra la civiltà che fagocita se stessa e il museo? Cioè tra il distruggere e il conservare in naftalina coste, laghi, boschi, paesaggi? Il racconto per immagini di Irrera, in poche parole, pur non perseguendo esplicitamente alcun intento polemico non può esimersi - proprio per la capacità che ha nel cogliere con la sua macchina fotografica le peculiarità di quei luoghi - dal mettere a nudo uno dei paradossi più giganteschi con i quali conviviamo "tranquillamente" noi messinesi. Da una parte riconosciamo che Faro e Ganzirri sono due delle zone più suggestive che esistano, tant`è che è venuto abbastanza conseguenziale coglierne le peculiarità e quindi istituirle in Riserva Naturale Orientata, mentre dall`altra non facciamo nulla per preservarle, difenderle dagli insulti del degrado e della superficialità, osteggiando in tutti i modi possibili i divieti e le limitazioni che derivano dal vincolo ambientale e paesaggistico che sulla Riserva persistono. Insomma, basterebbe, a questo punto, essere più sinceri con se stessi e meno ipocriti e finirla con tutte le belle parole sull`amore e la bellezza della natura, dal momento che non ci sentiamo più i meri beneficiari di essa, bensì i padroni che impongono e dispongono a loro piacimento di quanto il buon Dio ci ha messo a disposizione per rendere più vivibile la nostra esistenza. Il volume poi oltre ai contributi dei curatori che compaiono in copertina, è arricchito dalle pagine di viaggiatori che visitarono Messina e i suoi dintorni nel loro viaggio in Sicilia. Si tratta di Gastone Vuillier, di Lazzaro Spallanzani, di G. Chiesi e di Gustavo Strafforello. Dalle loro pagine trasuda e si avverte il respiro e i ritmi di epoche lontane, il profondo rispetto e la naturale predisposizione a lasciarsi avvolgere dai profumi che provenivano dalle acque e dai giardini che circondavano i pantani. Ma soprattutto si avverte forte la coscienza di trovarsi al cospetto di qualcosa di meraviglioso e di irripetibile la cui origine affonda nel mito e nell`idea stessa di bellezza.