Recensioni
Gazzetta del Sud
27 giugno 2003

Esposizione a Messina sul gioiellino architettonico che consente un viaggio nella memoria
Villa Pace, un luogo dell`anima
Dalla famiglia Sanderson ai Bosurgi all`Università peloritana

Sergio Di Giacomo


Ancora oggi, anche dopo i recenti restauri promossi dall`Università di Messina, si respira l`aria di quel mondo andato, quando Messina era un crocevia dinamico cosmopolita, sede di commerci, di industrie, di attività imprenditoriali vivaci, con al centro mercanti e finanzieri internazionali, soprattutto britannici. Villa Pace, che si affaccia mirabilmente sullo Stretto, era come una straordinaria enclave di delizie naturali e architettoniche sulla Riviera Nord della città, un "luogo dell`anima" che seduceva nobili e reali di tutto il mondo che, come nella Palermo dei Florio e nella Taormina "inglese" delle miss vittoriane, facevano di questo sito una delle mete obbligate dell mondanità internazionale. Grazie all`impegno, alla passione costante e alla competenza di tre docenti del nostro Ateneo, Luciana Caminiti, Michela D`Angelo e Luigi Hyerace e degli esperti grafici e fotografi Antonio Tavilla e Giovanni Anastasi coordinati da Elvira Arcidiacono, è possibile rivivere l`epopea della splendida villa nella mostra "Un luogo dell`anima. Villa Pace dai Sanderson ai Bosurgi all`Università di Messina", aperta dal martedì al venerdì fino a dicembre. La mostra - il cui catalogo curato dai tre docenti è edito da Edas di Messina - presenta reperti, documenti, immagini, dipinti, pannelli, grafici, mappe, alberi genealogici e fotografie rare, per la prima volta esposti al pubblico in modo organico e articolato in sezioni specifiche, in un viaggio della memoria che sembra un tuffo dentro un romanzo o un film d`epoca. Ci si inoltra subito nella storia della Riviera, dove, agli inizi dell`800, in concomitanza con la riapertura della via Consolare Pompea da parte degli inglesi, veniva a crearsi un nucleo di ville nobiliari di proprietà dei maggiori imprenditori locali e stranieri. Si veniva a comporre quello splendore già vissuto nel Seicento, quando l`intera zona costiera era luogo di ristoro, meta ambita per la caccia e la pesca al pescespada, sede di residenze che facevano la meraviglia dei viaggiatori e vedutisti, come le Case Pinte, il Casino dei Marullo e la villa "Paradiso" di Marquett, divenuta celebre per la sua grandezza e la ricchezza di collezioni artistiche e naturalistiche uniche nel loro genere, e che diede il toponimo alla zona. La storia di Villa Pace - centro residenziale a più livelli immerso in uno splendido parco mediterraneo - si identifica con la famiglia di imprenditori e mercanti britannici Sanderson, di cui il capostipite Robert, fondatore della fabbrica omonima di lavorazione di essenze agrumarie famosa in tutto il mondo, nel 1850 volle acquistare un fondo rustico dove realizzare una villa che avrebbe preso il nome dalla moglie Amalia Sarah Child. "Villa Amalia" diveniva così il primo nucleo di quel sito che dal 1877 si trasformava nel "luogo dell`anima" per la figlia del mercante inglese, Luisa Leila, e per il marito, il console tedesco Franz von Wantoch Rekowski. Qui, ricorda il diplomatico, si poteva vivere una "bella favola" in cui ci si beava "sotto i cipressi del parco, mentre dietro le montagne della Calabria si alzava la luna con la sua irreale bellezza, spandendo una luce argentea sulla superficie del mare!". Questo luogo di "commovente bellezza", a cui nel 1903 si aggiungerà il delizioso villino denominato "Castelletto", accoglierà ben presto il bel mondo cittadino e gli esponenti della bella ?poque che giungevano a Messina prima di recarsi a Taormina e a Palermo. Tra il 1896 e il 1908 il Kaiser Guglielmo II col suo yacht "Hohenzollern" sbarcherà in città, avendo come meta la residenza degli amici inglesi di Messina, gustando il tè allietato dai canti della moglie di William Sanderson, la cantante lirica Giuseppina Uffreduzzi, "rilassandosi nella mente e nel corpo" in quel "Paradiso siciliano", affacciandosi dal Belvedere di villa Pace e della villa Sanderson di Castanea, dove ancora oggi si trova il sedile chiamato "Guglielmone". Sono gli anni preterremoto in cui William Robert, erede del padre morto di colera nel 1854, cerca di modernizzare invano l`industria paterna. Progetto che riuscirà alla famiglia Bosurgi, che, dopo il terremoto del 1908, gestirà la celebre "William Sanderson & Sons" e promuoverà la ricostruzione e l`ampliamento della villa grazie all`appoggio di una figura che la mostra mette bene in luce, l`ing. Emilio Enrico Vismara, gran commis amico di Nitti e di Marinetti, amministratore delegato della Sges, la società che gestisce l`energia elettrica in Sicilia, e promotore di progetti turistici di ampio respiro sul modello di Capri. Tra il 1915 e il 1930 villa Pace diventa "Villa Caneva", gestita dall`ingegnere che ne curerà la ricostruzione nel 1911. Dagli anni Trenta in poi inizia l`era dei Bosurgi, con Giuseppe "chimico tra gli agrumi" che lancerà la ditta in ambiti sempre più ampi, coinvolgendo nel progetto imprenditoriale e nella cura dell`immagine anche illustri personalità dell`arte grafica. Seguendo la tradizione inaugurata dai Sanderson di coinvolgere i grandi fotografi (Giovanni Benincasa, Ledru Mario, Pietro Regis), Giuseppe Bosurgi e la moglie Adriana si faranno ritrarre da due note artiste della fotografia mondiale come Eva Barrett e Ghitta Carrell, oltre che da Giulio Parisio, uno dei massimi fotografi industriali di ispirazione futurista, che lascerà meravigliose foto degli stabilimenti di Pistunina e un "Album" sull`Istituto Marino di Mortelle, sede di colonie per i bambini orfani e malati, voluto dai Bosurgi. Analogamente, pittori innovativi come il futurista Depero disegneranno i manifesti pubblicitari e le copertine della rivista della Camera Agrumaria "Citrus". La foto di Elena Caneva col suo vestito a fiori appoggiata sulla ringhiera del laghetto sembra il ritratto di una diva di Hollywood. E la villa, tra palme rigogliose, i gazebo, i campi di tennis, i ponticelli, le passeggiate a cavallo, sembra veramente una residenza americana. Adriana Bosurgi - che verrà ricordata anche come grande benefattrice e poetessa sensibile dai delicati accenti spirituali - diventerà sempre più l`anima vitale della ditta, forte delle conoscenze tecniche e di un grande spirito dinamico che la porterà in giro per il mondo ad acquistare tecnologie innovative, a presenziare alla Fiera di Napoli accogliendo Maria Josè di Savoia, o a ricevere il duce nell`innovativo stand della Fiera di Messina, "Il Limone", che si illuminava come un Pier americano. Grazie alla mostra - che si spera possa diventare un allestimento stabile come il Museo storico della Farmacia del Mediterraneo - rivive così la "bella favola" di un sito posto tra cielo e mare, dove si sono alternate vicende e fortune di un mondo lontano che ha fatto di Messina una città dinamica, dallo sguardo internazionale.