Recensioni
Gazzetta del Sud
5 febbraio 2006

"Sicilia-Italia - 1943 e dintorni", un volume di Pippo Pracanica e Giovanni Bolignani
La verità sullo sbarco degli Alleati
Le prove del tradimento da parte degli ufficiali della regia marina

Melo Freni


Dall`avvento del fascismo (ottobre 1922) alla promulgazione dello Statuto della Regione Siciliana (giugno 1946) furono anni di una complicatissima storia che in gran parte videro la Sicilia al centro di eventi che non è stato mai possibile decifrare nella loro esattezza, soprattutto per quanto riguarda i fatti e le intese che precedettero lo sbarco delle truppe alleate a Pantelleria, nelle isole Pelagie e in Sicilia. La storiografia è ricca di pagine a riguardo per la quantità di libri che se ne sono interessati, più o meno simili e ripetitivi, ma di recente e in modo piuttosto silenzioso è venuto fuori a Messina (per i tipi della Edas) un volume che tra cronaca e storia ripropone quegli anni in modo del tutto originale, riproducendo una tale copia di documenti, testimonianze e di atti ufficiali, che fanno del volume un autentico, raro saggio di consultazione oltre che di piacevole e circostanziata lettura. Il titolo è semplice e fuori da ogni cattivante retorica, "Sicilia, Italia - 1943 e dintorni", asciutto come le trecento pagine che scorrono senza lasciare posto a giudizi e a conclusioni ipotetiche, perch? tutto - ripeto - è affidato alle carte: ufficiali, si tratti di governo o di forze armate, di prefetture o di commissari. Il libro me lo ha mandato il mio vecchio compagno di liceo Pippo Pracanica, che ne è l`autore assieme a Giovanni Bolignani; non è una lettura difficile, ma i capitoli sono così intensi da doversene accostare con calma, molto spesso anche rileggendo. Senza retorica, dicevo, ma con un aggancio di suadente ironia consegnata in copertina al negativo di una fotografia che affida il senso della invasione degli Alleati a un carrettino tirato da un somarello sul quale siedono due soldati, fra commilitoni con aria piuttosto da paesaggio che di guerra. Certamente, si direbbe subito: la mafia siculo-americana aveva pianificato ogni cosa. Eppure, non sarebbe così. I nostri autori smentiscono categoricamente una presenza preparatoria di Lucky Luciano in Sicilia prima dello sbarco alleato, piuttosto si servono del pretesto per una suggestiva carrellata (ricca di nomi, di date, di circostanze) dei rapporti che la mafia ebbe con uomini politici americani, fra prove, sospetti e processi in cui leggiamo, pari pari, analoghe vicende di corruzioni moderne, con la differenza che non ci sono più politici di quella portata n? mafiosi come lo stesso Luciano, o Frank Costello originario di Soverato, o Vito Genovese di Risigliano (per fortuna). ? un libro di rettifiche, in prevalenza, ma se, in quanto a conferme, deve comprovare che la responsabilità della consegna senza colpo ferire della Sicilia agli Alleati potè avvenire per il tradimento di diversi ufficiali della "regia marina" (tesi per la prima volta dimostrata da Antonino Trizzino con "Navi e poltrone"), l`elencazione dei documenti, delle intercettazioni telefoniche, delle trascrizioni di ordini scellerati, è tale da valere come repertorio di un processo che è più di un processo. Il titolo del volume richiama il 1943. Ma lo svolgimento inizia da prima: cosa preparò il `43; così come prosegue oltre il `43: perch? si arrivò, piuttosto in fretta, alla promulgazione dello Statuto siciliano. L`attenzione è presa da fatti e personaggi coi quali siamo cresciuti fra contrapposizioni sociali e politiche tali da coagulare attorno a s? una attenzione non solamente siciliana. Prendiamo il conflitto ideologico e giudiziario fra Michele Pantaleone e Bernardo Mattarella; gli atti e le circostanze prodotte dimostrerebbero che Pantaleone non aveva diritto a lanciare le sue accuse: prima era stato fascista, poi era stato delegato del sindaco di Villalba, il capo dei capimafia don Calogero Vizzini, di conseguenza il suo successivo comunismo non poteva essere così puro da contrapporlo in maniera credibile contro il fascismo, contro la mafia e in particolare contro la Democrazia cristiana dell`onorevole Mattarella, nei confronti del quale - dopo aspri processi - dovette ritrattare. C`è tutto in questo libro, dal primo Buscetta a quello che alla fine si confessa con Enzo Biagi, dal generale Patton all`Ernest Hemingway che ironicamente dà il nome del generale Montgomery a un cocktail da lui preparato con vermuth e gin. Direi che l`aneddotica è parte molto integrante della bevanda storica di Pracanica e Bolignani, la rende frizzante e in modo originale gustosa: per palati buoni! E saltiamo allo Statuto regionale. Con l`arrivo degli Alleati in Sicilia, il 23 luglio del 1943, una delegazione separatista capeggiata da Finocchiaro Aprile si reca da Charles Poletti, ufficiale dell`esercito statunitense, con un "Memoriale" da presentare ai governi britannico e americano, che contiene le motivazioni per il riconoscimento della Sicilia come Stato autonomo. ? l`occasione che innesca problema nel problema. Sono gli anni del brigantaggio, dell`occupazione delle terre, dell`ennesima caduta delle illusioni unitarie, per l`isola della più manifesta insofferenza. Bisogna affrettarsi. La Democrazia cristiana di Giuseppe Alessi, di Salvatore Aldisio, di Bernardo Mattarella e del loro seguito antepone a tutto il principio della madre patria che è l`Italia. Anche i comunisti e i socialisti sono per lo stesso principio. Il pericolo da scongiurare è il separatismo che potrebbe approfittare dello scontento popolare e dell`apporto dell`esercito irregolare di Salvatore Giuliano. Caduto il disegno della Democrazia cristiana di dare all`intera Italia un nuovo assetto federativo con l`autonomia di tutte le regioni (la suggestione per la tesi di Carlo Cattaneo 1801-1869, era rimasta sempre viva) almeno per la Sicilia bisognava procedere. Così, il 10 giugno del 1946, Umberto II re d`Italia, con le firme del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, del guardasigilli Palmiro Togliatti, e - fra gli altri - di Nenni, Romita, Scoccimarro, Gullo, Lombardi, Scelba e Gronchi, promulgò lo Statuto della Regione Siciliana autonoma. (Peccato, vorrei chiosare, che le forze politiche siciliane non riescano ancora a saperla sufficientemente realizzare). Nel volume di Pracanica e Bolignani, che conta circa 150 rimandi bibliografici, la città di Messina ha un ruolo di primo piano, sia nella parte bellica, in relazione al suo porto e ai bombardamenti che ne fiaccarono la vitalità a ridosso del terremoto del 1908, sia per le sue attività civili e religiose. Figura emblematica risalta quella dell`arcivescovo Paino, che per essere amico di Benito Mussolini, ottiene il finanziamento non solo per la ricostruzione della cattedrale distrutta dal terremoto, ma anche di 132 chiese nuove, di 19 istituti fra beneficenza e istruzione, il restauro di 72 chiese. Ma eccoci ancora una volta al gusto dell`aneddoto che condisce piacevolmente la storia: al Papa Pio IX i progetti delle chiese, approntati dai più grandi architetti italiani non piacquero per niente e fece scrivere al presule "... mi incarica di dirle essere egli sicuro che Vostra Eccellenza, con la sua ben nota abilità e competenza, riuscirà a impedire che qualcuno di tali brutture venga a offendere il cielo e le tradizioni di Sicilia". Anche se non era a conoscenza della lettera del Papa, Guido Ghersi scrisse il romanzo "La città e la selva": potrebbe sembrare un riferimento di cortesia, invece è una prova ulteriore della ricchezza e dei tanti rimandi che fanno l`originalità e l`ampiezza di questo libro da leggere, poco per volta ma con piacere. Se ne esce veramente arricchiti.