Recensioni
Gazzetta del Sud
19 gennaio 2000

Un libro Il percorso di Franco Chillemi tra le strutture urbane e il patrimonio artistico del centro
La città specchio fedele della sua storia

Nino Checco


La città e il suo patrimonio artistico, le strutture e le funzioni distribuite per spazi luoghi e convenienze costituiscono sempre espressione di una concezione del mondo e di un modello di relazioni umane, che una comunità ha raggiunto in un determinato momento del suo divenire. Gli edifici e l`organizzazione degli spazi del vivere comunitario (urbanistica), le opere d`arte e le forme architettoniche, la fisicità degli insediamenti, pur esprimendo la sovrapposizione del gusto e della cultura di più epoche, in realtà manifestano per eccellenza l`accumulo storico di civiltà e, per opposto, di decadenza e di perdita delle ragioni dello "stare insieme". Nei momenti alti del suo percorso, il bisogno di relazioni interindividuali secondo regole di convivenza e di rispetto dell`interesse comune si manifesta - ancor più che nelle regole scritte e nel diritto positivo - nella ricerca di armonia ed equilibrio tra ciò che è utile e conveniente (provvisorio) e ciò che è bello (permanente), tra ciò che è immanente e transitorio e ciò che può essere consegnato al futuro quale proiezione di un`identità conquistata nel tempo e che si vuole salvaguardare. Naturalmente nelle fasi di declino, il rapporto tra questi elementi si rovescia e hanno il sopravvento la provvisorietà, l`improvvisazione e gli interessi dei più forti. Da questo punto di vista, la città di Messina si rivela un punto di osservazione storicamente emblematico del rapporto tra uomo e "facies" urbana; infatti le fratture storiche da una parte e gli eventi disastrosi imposti dalla natura, dall`altra, costringono a ripensare e ricreare, per quanto possibile, il filo di una continuità messa in discussione dagli eventi storici negativi oppure traumaticamente interrotta dalle catastrofi. Dunque tra le espressioni collegate a una data epoca storica, la "forma urbis" costituisce la manifestazione - forse la più assoluta - del grado di civiltà e di convivenza di bisogni materiali e immateriali di più soggetti, costretti in uno spazio da una reciprocità di funzioni, ruoli, convenienze e valori: più questi ultimi accomunano e sono condivisi, più le funzioni, i ruoli e le differenze sociali divengono fra loro compatibili e accettabili. L`organizzazione e l`introspezione del tessuto urbano, diviene il riflesso del più o meno elevato grado di "felicità" collettiva e della consapevolezza che essa costituisca bene primario e presupposto della sua sopravvivenza. Quanto oggi sia lontana Messina da questa condizione, lo testimoniano proprio la crisi sociale, il disordine urbanistico e l`accanimento distruttivo esercitato sulle tracce del passato! Per questo insieme di ragioni, le lettura della storia di una comunità attraverso i segni e le manifestazioni del suo vivere entro un sistema organizzato degli spazi e delle funzioni (edifici pubblici, chiese, monumenti, piazze, abitazioni private), appare la più proficua e, allo stesso tempo, la più ardua, soprattutto se si abbandona il metodo puramente tecnico ed estetico e si abbraccia quello storico-filologico. In questo senso l`ultima fatica di Franco Chillemi, spesa per il volume sulla città dello Stretto (Il centro storico di Messina. Strutture urbane e patrimonio artistico, Messina Edas 1999), appare un convincente punto d`approdo di un lungo percorso di ricerca, costruito metodologicamente intorno al rapporto tra storia ed evoluzione del tessuto urbano e del patrimonio artistico in età moderna e contemporanea. La stessa disposizione degli argomenti trattati e l`organizzazione in parti del volume rivelano l`intelligente sovrapposizione delle "chiavi" di lettura, in cui il fluire cronologico e storico degli eventi urbanistici s`intreccia con i contenuti estetici e tecnici, con le trasformazioni ancora più profonde di ordine politico-sociale e con le fratture provocate dagli eventi naturali (terremoti ed epidemie). ? un metodo questo che obbliga Chillemi a una ripartizione temporale in due grandi fasi della storia urbana di Messina: quella che precede e quella che segue l`evento catastrofico del 1908 (anche se giustamente l`Autore attribuisce a esso la causa esclusiva del degrado in cui oggi versa la città). Il cammino ideale "a ritroso", proposto nel libro, non solo fornisce nuovi importanti elementi di conoscenza (fondati su un ampio corredo di fonti inedite, in primo luogo il recupero di numerose preziose epigrafi), ma allarga soprattutto l`angolo prospettico della ricerca e sollecita approfondimenti futuri a tutto campo sulla storia civile e culturale di Messina. Il risveglio d`interesse degli ultimi anni intorno a questi temi, il moltiplicarsi dei contributi specialistici e dei diversi punti d`approccio allo studio della storia di Messina, dimostrano una più estesa consapevolezza dell`importanza di ritrovare finalmente le tracce e i segni di una identità storica a lungo trascurata (anche dagli addetti ai lavori), e che invece è indispensabile recuperare per la costruzione del futuro della nostra città. Anche su questi problemi più generali il libro di Chillemi appare solido ed equilibrato e costituisce, nelle premesse e nei risultati, un importante invito a proseguire correttamente nell`opera di demolizione di deformanti letture e di "luoghi comuni", a volte politicamente interessanti e a lungo imperanti nella cultura ufficiale: tali cioè da fornirci spesso letture della storia della città oscillanti tra posizioni estreme, tutte ingannevoli. Quella del localismo e dell`esaltazione agiografica delle fortune e delle disgrazie della città; quella del provincialismo, nella sua versione più genuina, che a lungo ha spinto a considerare la storia locale come priva di statuto e non meritevole di studio; quella della sovrapposizione e dell`assimilazione tout court della storia cittadina ai caratteri e ai contenuti di quella siciliana. Per ragioni di spazio non posso seguire l`Autore nei suoi itinerari, verso cui leggendo il libro sembra accompagnarci per mano, fornendoci una successione di immagini notizie considerazioni e suggestioni, sapientemente costruite. Mi limito in questa sede a sottolineare la capacità di Chillemi di coniugare la complessità e la molteplicità degli elementi esaminati (architettura, forme d`arte, piani urbani ed espansione, manufatti civili e militari, ecc.) con la semplicità espositiva, la chiarezza della sintesi e la sicura individuazione dei punti salienti di snodo del lungo percorso di permanenze-trasformazioni della "forma urbis": il che rivela la solidità del progetto e dei risultati e, al tempo stesso, la possibilità di rivolgersi a una gamma di lettori più estesa dei soliti "addetti ai lavori". ? noto (e anche a mio giudizio proficuo) che il lavoro di ricerca e di riflessione sulla storia di Messina debba essere lavoro "a più mani": lo impone la diversità di linguaggi, epoche, idee, competenze e approcci. L`auspicio - il solo che si può fare - è che si moltiplichino le occasioni di confronto e di dibattito, così come il libro di Chillemi implicitamente conferma e rende possibile. Nella convinzione - peraltro sempre più confermata da ogni nuovo contributo di studio - di un grande privilegio per chi studia Messina: quello di potere esaminare la storia da un "punto alto" d`osservazione, cioè da una città in più epoche sospesa tra grandezza antica e declino incombente, tra vincoli sicilianisti e contaminazioni ideali di ben diverso respiro.