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Gazzetta del Sud 30 settembre 2005

Il Seicento peloritano in un saggio di Salvatore Bottari I privilegi della città di Messina persi con la rivolta antispagnola

Antonio Baglio


Tra le fratture che hanno segnato il destino storico della città di Messina un posto centrale spetta alla rivolta antispagnola del 1674-78 e alla successiva repressione. Si tratta di un evento gravido di conseguenze, perch? pone fine ai privilegi di cui la città aveva goduto nell`àmbito del sistema imperiale spagnolo e, coniugandosi con una difficile congiuntura economica, ne ridimensiona drasticamente ruolo e identità. Sugli effetti della rivolta e le vicende dell`ultimo periodo della dominazione spagnola si sofferma adesso la puntuale ed efficace analisi di Salvatore Bottari nel libro Post res perditas. Messina 1678-1713 , uscito per i tipi di Edas (Messina 2005), con prefazione di Michela D`Angelo. Il volume si inserisce nell`àmbito del prezioso lavoro di indagine promosso dall`Istituto di Studi Storici "Gaetano Salvemini", volto all`approfondimento di momenti e aspetti nodali nella vicenda storica di Messina e al recupero della sua memoria. Nella ricostruzione, l`autore predilige un`ottica di lungo periodo. Le vicende narrate e le problematiche affrontate si snodano lungo tutto il corso del Seicento. ? un affresco ampio e particolareggiato, che tratteggia i connotati di una città in difficoltà sotto il profilo economico-commerciale di fronte ai rapidi mutamenti in campo nazionale ed estero nel settore serico, ma pur sempre fiera custode della propria autonomia e identità, poggiante sull`acquisizione di privilegi e sulla rivendicazione di un ruolo di primo piano nell`isola, in rivalità con Palermo. Centro di una fiorente attività mercantile ruotante intorno al porto, Messina va lentamente incontro nel corso del XVII secolo a una fase di ripiegamento, nonostante nella classe dirigente peloritana prevalga un`auto-rappresentazione di segno celebrativo. Se il privilegium contrattato con la Corona spagnola nel 1591, dietro adeguata corresponsione in denaro (583.333 scudi siciliani), garantiva il monopolio nell`esportazione della seta prodotta sulla fascia costiera tra Termini e Siracusa, il continuo esborso finanziario, indispensabile non solo per far fronte agli interessi ma anche per richiederne periodicamente la conferma, avrebbe comportato notevoli problemi, con l`aggravio dei dazi comunali. La città fa fatica a mantenere il passo con un quadro economico-commerciale in rapida evoluzione che vede altre realtà portuali, come Livorno, rispondere con maggiore tempismo e flessibilità ai cambiamenti in corso. La spesa pubblica si allarga a dismisura, la tendenza a spostare i capitali dagli investimenti produttivi alla rendita e agli interessi parassitari diventa preminente. Tuttavia si tratta di un processo lento, non unilineare. Come puntualizza Bottari, "Messina nel Seicento è una città ricca e orgogliosa della sua ricchezza". E cita, non a caso, le modifiche intervenute nell`impianto urbanistico e architettonico cittadino, con la costruzione della Palazzata; ma segni tangibili ne erano, ancora, l`artigianato di lusso, la presenza di Caravaggio pagato lautamente per la realizzazione della "Resurrezione di Lazzaro", la rappresentazione di un porto attivo e pieno di navi mercantili nei dipinti degli artisti dell`epoca, la collezione d`arte del principe di Scaletta Antonio Ruffo. Sono le oscillazioni sulle rese del frumento, l`aumento delle gabelle locali sul grano, il carovita, la scomposizione e il riposizionamento del mercato internazionale della seta alcuni dei fattori scatenanti di un malcontento destinato a sfociare nel grande "strappo" dalla Spagna con il quadriennio rivoluzionario (1674-1678). L`aspro contenzioso sorto in merito ai privilegi, alcuni dei quali confermati (la residenza del vicer? in città per diciotto mesi ogni triennio), altri rimasti solo sulla carta (la scala franca), altri ancora emanati (l`obbligo di esportare tutte le sete prodotte in Sicilia dal solo porto di Messina) e subito ritirati dalle autorità spagnole per la ferma opposizione di Palermo, conduce negli anni Sessanta del Seicento a una radicalizzazione della lotta politica. Bottari si guarda bene dal leggere l` evento capitale del Seicento messinese in chiave di rigido determinismo economico, rifacendosi alle più aggiornate acquisizioni della storiografia che mettono in luce quanto la congiuntura politica, e in particolare il rapporto con le fazioni politiche presenti presso la corte madrilena, abbia esercitato un peso fondamentale. Dopo aver offerto una descrizione chiara ed esaustiva dei vari momenti della rivoluzione e delle forze sociali impegnate, che si segnala come indispensabile punto di riferimento per chi voglia approfondire un passaggio nodale nella storia di Messina, l`autore affronta il tema della ricostruzione del tessuto morale e materiale della città sconfitta, alle prese con la dura reazione e la diffidenza del "centro" madrileno. Si giunge così al nucleo tematico dell`opera, la parte più densa e innovativa per l`utilizzo di un vasto materiale archivistico di prima mano che contribuisce a far luce sui tentativi di rilancio del settore serico, focalizzando l`attenzione sulla riforma del Consolato dell`Arte della seta, e sul dibattito in merito alla concessione della scala franca , ottenuta, infine, nel 1695. Il periodo post-rivoluzionario, segnato dalla perdita dei privilegi (tra i quali l`esenzione dalla tassazione) e agitato dalla resa dei conti nei confronti dei ribelli messinesi, vittime del provvedimento di confisca dei beni, vede ancora la città impegnata a ridefinire la propria identità, nel tentativo di rilancio dei traffici commerciali volto a compensare l`esaurimento della centralità politica. Se la seta, il prezioso "filo d`oro", rimane la voce più significativa nella vita economica messinese, si registra tuttavia un progressivo ridimensionamento del settore, nell`àmbito di un processo di ristrutturazione internazionale e dietro l`agguerrita concorrenza delle altre piazze siciliane. Neanche l`istituzione del porto franco del 1695 arreca i benefici auspicati. La Guerra di Successione spagnola finirà poi per assestare un altro duro colpo all`apparato produttivo cittadino, con la partenza dall`isola degli Inglesi, principali acquirenti della seta filata.