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Gazzetta del Sud 18 Dicembre 2011
Uomini e legni siculi nel trionfo di Lepanto Ma quell`evento non cambiò il volto del mondo Antonino Sarica

Il 7 ottobre 1571, nel mare di Lepanto, la flotta della Lega Santa voluta da Pio V annientò quella turca di Selim II guidata da Alì Pascià. Per Don Giovanni d`Austria, generalissimo dell`armata cristiana, fu il trionfo. Si gridò al miracolo: tutti credettero finalmente tramontato il prepotere ottomano nel Mediterraneo. Non fu così: la vittoria di Lepanto primeggiò a lungo nell`im - maginario collettivo, ?produsse molti discorsi e molte statue, ma non cambiò il volto del mondo?. In quel lontano giorno d`ottobre, accanto alle formidabili armate veneziane, papaline, spagnole, e a quelle di altri stati, dell`Ordine di Malta..., alle Curzolari c`erano anche uomini e legni siciliani. Ad essi è dedicato il volume di Giuseppe Arenaprimo (1862-1908) La Sicilia nella battaglia di Lepanto, apparso nel 1886 a Pisa, riedito nel 1892 a Messina da Giuseppe Principato ed ora ristampato da Edas, a cura di Vincenzo Caruso. La ristampa di Edas contiene pure Il ritorno e la dimora a Messina di Don Giovanni d`Austria e della flotta cristiana dopo la battaglia di Lepanto, notevole saggio che lo stesso Arenaprimo pubblicò a Palermo nel 1903. Il nuovo libro vanta inoltre un eccellente apparato iconografico e sei scritti di rilievo (quattro introduttivi e due conclusivi), di Vincenzo Caruso (?La Sicilia sulle rotte di Lepanto, baricentro di un`epica battaglia?), Pietrangelo Pettenò (?Lepanto: luogo della memoria?), Giovanni Molonia (?La Sicilia nella battaglia di Lepanto di Giuseppe Arenaprimo?), Dario Caroniti (?Prefazione?), Rosario Moscheo (?La battaglia di Lepanto, D. Giovanni d`Austria e Francesco Maurolico. Una leggenda metropolitana??), Nino Principato (?Lepanto e la Sicilia: le testimonianze del passato?). Lo scopo palesato di Arenaprimo era quello, ricorda Giovanni Molonia, di ?documentare il ruolo principale avuto dall`Isola, e in particolare da Messina, nella celebre battaglia del 1571 che la storiografia del tempo ? nell`eco della allora recente commemorazione del sesto centenario dei Vespri ? rilegge - va in chiave prettamente risorgimentale ?. Un obiettivo, bisogna dire, felicemente conseguito. Le dense pagine di questo nostro illustre autore sono frutto di diligenti ricerche, stupisce la ricchezza delle fonti da lui citate. Ovviamente, da fine Ottocento ad oggi, riguardo a Lepanto la storiografia e la letteratura si sono, per così dire, via via aggiornate; tuttavia, il lavoro di Arenaprimo non ci sembra affatto datato. Suscita vivo interesse specialmente il capitolo quinto. ? intitolato ai ?principali cavalieri siciliani che presero parte nell`armata della Lega?, contiene una trentina di vite in breve, sorprendenti, di rara intensità. Tra gli scritti a corredo delle due opere ristampate ? tutti degni d`attenzione ? particolarmente invitante è quello di Rosario Moscheo, docente di Storia della scienza. Egli considera, col dovuto rigore metodologico, certa consolidata tradizione; per la quale il vincitore di Lepanto avrebbe più d`una volta incontrato ?il più grande scienziato che Messina abbia mai avuto?, ossia Francesco Maurolico, per avere da lui ?parere, et giudizio intorno al tempo, ch`era per seguire nella partita ad affrontar l`armata ottomana...?. Lasciamo al lettore il gusto di scoprire le ?originali? conclusioni del professor Moscheo. Una riflessione, infine, di Dario Caroniti. ?Arenaprimo ? scrive il docente nella "Prefazione" ? ci aiuta a riscoprire alcuni aspetti che potrebbero apparire come dettaglio, ma acquisiscono invece il ruolo di tracce essenziali per risalire nella difficile via della ricostruzione della memoria storica?. Di Messina, s`intende, che fu devastata nel 1908 dal terremoto, oltre che dalle mine, e attende paziente che ?i suoi figli più affezionati si decidano a riscoprirne i lineamenti?.