Collana: Fuori collana
I CARMI PROFANI (ROMVLEA)
DRACONZIO
anno2015
pagine152
formato17x24
ISBN978-88-7820-434-8
prezzo€ 18.00

Traduzione integrale con testo a fronte e interventi testuali di Antonino Grillo

PREMESSA

Come le mie pubblicazioni chiaramente mostrano, della produzione poetica – parte pagana e parte cristiana – di Blossio Emilio Draconzio, letterato piuttosto importante nell’Africa vandalica (V sec.), mi sono occupato in diverse occasioni.
A più riprese ho tra l’altro lavorato, anche in relazione ai temi trattati nei vari corsi accademici, all’approntamento di una moderna versione completa (ancora mancante in italiano) dei Romulea.
Per una serie di motivi il progetto è rimasto interrotto lungo il percorso. Ap- pena mi è stato possibile l’ho poi riesumato, sperando di avere il tempo e le vires per portarlo finalmente a compimento. Ciò nella sincera convinzione che la produzione poetica di questo intellettuale tardoantico, notoriamente oscillante tra paganesimo e cristianesimo e protagonista di una vicenda biografica dipanatasi tra periodi di pubblico successo nella sua Cartagine e lunghi anni di dura carcerazione (per volere del re Guntamondo), meriti di essere conosciuta anche dai non ‘addetti ai lavori’; e per l’appunto questi Carmina profana, come si sa assai differenti tra loro, fanno tra l’altro giungere fino a noi (Rom. VII) la voce dolente e commovente di un perseguitato (politico) smanioso di tornare libero: uno di quegli uomini di cultura contro cui (quasi) in ogni tempo il potente di turno spesso si accanisce al fine di reprimere sul nascere ogni manifestazione di dissenso ed ogni anelito di libertà. Inoltre, se non si può negare che in alcuni casi si tratta di veri e propri exempla di esercitazioni retoriche, non va però sottovalutato il fatto che qua e là si avvertono spunti poetici degni di nota. Nel De raptu Helenae, per esempio, l’Autore è stato capace di mettere sulla bocca di Paride una straordinaria dichiarazione d’amore: appassionata e ben articolata, essa è davvero bella, senz’altro una delle più belle e convincenti regalateci da tutta la tradizione letteraria.


Condotta in un primo momento per circa due terzi sul testo di J. M. Diaz de Bustamante (Dracontius y sus Carmina Profana, Santiago de Compostela, 1978), questa traduzione è stata poi tutta rivista sulla base di una nuova edizio- ne di riferimento, quella più recente delle Belles Lettres (Dracontius, Oeuvres, t. III, La tragédie d’Oreste. Poèmes Profanes I-V. Texte établi et traduit par J. Bouquet, Paris 1995; t. IV, Poèmes Profanes VI-X et Fragments. Texte établi et traduit par É. Wolff, Paris 1996), senza però tralasciare di procedere ad un riesame del testo, con speciale attenzione per i loci più problematici e tuttora bisognosi di attente ‘cure’ (come si sa, il codex unicus che ci ha conservato i dieci componimenti della disomogenea raccolta, il Neapolitanus della Biblioteca nazionale con segnatura IV E 48, del XV sec., presenta molte e varie mende. Significativo al riguardo – e produttivo – l’impegno recentissimo sul testo draconziano di Lavinia Galli Milic e di Angelo Luceri citati nella nota 1).
Frutto di questo specifico lavoro è stata, tra l’altro, la finale determinazione di non accettare, in oltre una dozzina di passi, la non proprio felice sistemazione testuale (e/o l’interpretazione) offerta dal Bouquet ovvero dal Wolff.
Delle mie diverse scelte è dato sempre conto all’inizio di ciascun componimento interessato (Rom. II, III, VI, VII, VIII, IX, X).